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Solar data Propagation

La Stazione Spaziale MIR 

 

 

La Mir (in russo Мир ; parola che significa sia "Mondo sia Pace" ) fu una stazione spaziale del tipo modulare, cioè composta da diversi moduli lanciati separatamente e successivamente assemblati nello spazio, prima sovietica, e poi russa. L'assemblaggio infatti iniziò il 20 febbraio 1986, però il suo completamento impegnò oltre un decennio. La Mir venne considerata, dopo il lancio del primo satellite artificiale (Sputnik 1 nel 1957) e del primo volo umano nello spazio di Jurij Gagarin (Vostok 1 nel 1961) come ulteriore successo di prestigio del programma spaziale sovietico. La stazione fece il suo rientro programmato in atmosfera il 23 marzo 2001.

Dopo che l'Unione Sovietica mise in funzione più stazioni spaziali del tipo Saljut negli anni settanta fino all'inizio degli anni ottanta, la Mir divenne la prima stazione spaziale abitata perennemente e funzionante scientificamente raggiungendo così l'obiettivo per cui fu concepita. La Mir infatti poté basarsi sulle stazioni spaziali Saljut e sulle precedenti esperienze ricavate con la loro operatività. La sua struttura infatti venne concepita analogamente. Ovviamente si poté evitare di commettere diversi errori e di incappare in diversi inconvenienti grazie a quanto riscontrato nelle varie missioni che avevano volato verso le Saljut e che avevano soggiornate a bordo di queste stazioni spaziali. La Mir ereditò diverse parti degli strumenti di bordo e dell'attrezzatura scientifica dall'ultima stazione del tipo Saljut attiva cioè la Sojuz T-15.

Il modulo o blocco di base della Mir era dotato, a differenza dei blocchi impegnati per le Saljut, di ben sei congegni d'aggancio per navicelle di trasporto e per moduli o blocchi per ampliare la stazione spaziale stessa. Nel corso degli anni infatti, la Mir fu costantemente ampliata grazie ai citati blocchi agganciati, fino quando nel 1996, ebbe raggiunto l'ultimo stadio d'ampliamento previsto, quando vi fu agganciato il modulo denominato Priroda.

Per diversi anni, la Mir fu l'unico avamposto permanente della presenza umana nello spazio. Oltre agli innumerevoli esperimenti di carattere scientifico vennero particolarmente effettuate esperienze di carattere medico, in particolare sugli effetti sull'organismo umano della permanenza prolungata nello spazio. Diversi cosmonauti infatti rimasero a bordo della stazione spaziale per periodi di quasi un anno intero.

L'assemblaggio modulare della Mir fu fondamentale per lo sviluppo e la messa in funzione della successiva Stazione Spaziale Internazionale – ISS. Infatti anche il modulo Zvezda impegnato sull'ISS, rappresenta una versione modificata del blocco base impegnato per la Mir.

I primi cosmonauti che visitarono la stazione spaziale vennero trasportati con le navicelle spaziali Sojuz, mentre il rifornimento della stazione stessa con generi alimentari, acqua potabile, carburante ecc. veniva garantito dalle navicelle di trasporto prive di equipaggio del tipo Progress.

Mediante il montaggio di un apposito congegno d'aggancio, si poterono agganciare alla Mir a partire dal 1995 pure gli Space Shuttle americani anche se questo era stato originariamente progettato per il Buran, lo shuttle russo, che non fu mai operativo. Infatti originariamente i programmi spaziali russi prevedevano di impegnare questo orbiter per rifornire la Mir.

Così quest'inoperatività contribuì a creare una prima combinazione ideale per l'esplorazione umana dello spazio a livello internazionale. Questa fu raggiunta durante l'esecuzione del programma di collaborazione Mir-Shuttle. Infatti la stazione spaziale russa combinò le sue potenzialità con lo Shuttle americano. La Mir fornì un grande e vivibile laboratorio scientifico nello spazio, mentre lo Space Shuttle portò rifornimenti e un ulteriore spazio vivibile: insieme formarono la più grande navicella spaziale di sempre, ben 250 tonnellate di massa. Se il programma test Apollo-Sojuz del 1975 era stata una prima dimostrazione della disponibilità di collaborazione in questo campo da parte delle due superpotenze, questo programma ne fu la dimostrazione sia pratica che dell'utilità di una reciproca collaborazione. Tanto più se si considera che in precedenza vi furono 20 lunghi anni di "congelamento" nei rispettivi rapporti.

A dicembre del 1990 la stazione spaziale fu visitata dal giornalista giapponese Toyohiro Akiyama, il quale inviò in diretta una serie di documentari sul modo di lavorare in una stazione spaziale. Questo fu solamente l'inizio di una lunga serie di visite della stazione da parte di cittadini di origine non russa. Infatti negli anni successivi aumentò notevolmente il numero di nazioni estere che inviarono personale a bordo della Mir. Per l'Europa fu sicuramente importante la visita nel 1991 del primo austriaco, l'"Austronauta" (un gioco di parole tra Austria ed astronauta) Franz Viehböck, o dei due cittadini tedeschi Klaus-Dietrich Flade (nel 1992) e dott. Reinold Ewald (nel 1997) e non per ultimo del francese Michel Tognini. Dal gennaio del 1994 fino a maggio 1995 la Mir fu equipaggiata, fra l'altro dal cosmonauta russo Valeri Vladimirovich Polyacov. Con 438 giorni consecutivi Polyacov raggiunse un nuovo record di permanenza nello spazio. Tale permanenza prolungata venne pure effettuata allo scopo di testare la reazione dell'organismo umano per un eventuale missione equipaggiata verso Marte. Un volo verso il pianeta rosso infatti impegnerebbe una durata di circa un anno. Nel 1995 la Mir venne visitata pure dall'astronauta dell'ESA Ulf Merbold, originario della Germania, il quale aveva già in precedenza volato nello spazio a bordo dello Space Shuttle Columbia durante la missione STS-9 svoltasi nel 1983.

Nel 1995, oltre ad un ulteriore ampliamento della stazione, venne lanciato pure il primo astronauta statunitense che visitò la Mir: Norman Earl Thagard venne lanciato il 14 marzo dal cosmodromo di Baikonur a bordo della Sojuz TM-21. Solo pochi mesi dopo, per la precisione a luglio dello stesso anno, venne avviato con l'aggancio della Atlantis durante la missione STS-71 il programma Shuttle-Mir sopra descritto. Un ulteriore ospite della Mir, che vi soggiornò ben 179 giorni, fu il tedesco Thomas Reiter, anch'esso giunto a bordo della stazione spaziale nel 1995. Nel 1996 si concludono finalmente i lavori di ampliamento della stazione spaziale, grazie all'aggancio del modulo denominato Priroda. Un ultimo fatto degno di nota è dovuta alla circostanza che pure la permanenza più lunga nello spazio da parte di un astronauta cittadino americano è ironicamente stata raggiunta a bordo della Mir – la stazione spaziale lanciata dall'Unione Sovietica con la quale si ebbero tante rivalità durante la corsa nello spazio. Nel 1996 infatti John Blaha rimase ben 118 giorni a bordo della Mir – un record a tutt'oggi non più raggiunto da un astronauta americano.

Il 24 febbraio 1997 si sviluppò un incendio di un generatore chimico di ossigeno. Immediatamente si sviluppò del fumo altamente tossico che costrinse i due cosmonauti russi e l'astronauta statunitense presenti a bordo della stazione spaziale ad indossare per un periodo prolungato delle maschere anti-gas e d'ossigeno. Grazie alla reazione immediata e corretta dell'equipaggio della Mir, poté essere evitata un'interruzione della missione con conseguente ed immediato rientro a terra dell'equipaggio. Infatti i tre riuscirono a ripulire l'aria entro il brevissimo tempo di un solo giorno. Solo due settimane più tardi comunque smise di funzionare correttamente l'apparato primario di alimentazione d'ossigeno della stazione spaziale e si dovette provvedere ad attivare l'alimentazione secondaria. Inoltre, a causa di un difetto del controllo di posizionamento della stazione spaziale, vi fu esclusivamente la possibilità di eseguire delle manovre orbitali volando manualmente. Un ulteriore problema non meno grave fu il fatto che i sistemi di collegamento via radio tramite satelliti artificiali di comunicazione ormai più che obsoleti, consentivano un contatto via radio con il centro di controllo di volo di Mosca di soli 10 minuti per orbita terrestre, che dura mediamente 89,1 minuti. Pertanto per un'ora e quasi trenta minuti gli equipaggi si trovavano del tutto impossibilitati a comunicare con il centro di controllo, seguiti da 10 minuti spesso non sufficienti per effettuare le comunicazioni necessarie prima che il tutto fosse seguito da un'ulteriore ora e trenta minuti di silenzio radio.

Danni ad uno dei pannelli solari del modulo Spektr dopo la collisione con una navicella di trasporto del tipo Progress

All'inizio del 1997, la NASA annunciò i suoi primi dubbi relativi alla continuazione della collaborazione con la Russia per mantenere la Mir operativa. Ciò nonostante venne lanciata il 15 maggio 1997 l'Atlantis per eseguire diversi lavori di riparazione dei sistemi e strumenti di bordo. Contemporaneamente la missione provvide a sostituire l'astronauta statunitense Jerry Linenger con l'astronauta Michael Foale.

Un mese più tardi, per la precisione il 25 giugno 1997, la navicella di trasporto Progress M-34 si schiantò contro la stazione spaziale a causa di un errore nella programmazione della traiettoria di volo e di aggancio. Oltre a danneggiare il blocco Spektr, che dovette essere sigillato, furono particolarmente danneggiati alcuni dei pannelli solari della stazione spaziale, tanto che ben un terzo dell'alimentazione di energia della Mir fu interrotto. I problemi conseguenti poterono essere superati due mesi più tardi grazie ad una missione durante la quale venne pure sostituito l'equipaggio della stazione spaziale.

Il 26 settembre 1997 venne nuovamente lanciata l'Atlantis in direzione Mir, dopo che vi furono enormi controversie e polemiche all'interno della NASA riguardo all'opportunità di continuare con le missioni del programma Mir-Shuttle in seguito alla serie di inconvenienti ed incidenti intercorsi e sopra descritti.

Il 20 novembre 1998 venne lanciato il primo modulo della Stazione Spaziale Internazionale ISS denominato Zarya. Il direttivo della NASA, allora, iniziò a tentare di convincere il governo russo a far precipitare la Mir in maniera controllata nelle acque dell'Oceano Pacifico. In un primo momento il governo russo non accettò tale proposta, volendo mantenere attiva a tutti i costi la stazione spaziale. Nel 1999 si formò addirittura un'apposita organizzazione, atta a garantire il mantenimento in volo della Mir, grazie a finanziamenti di privati. Evidente contrasto e segno indiscutibile che tale impegno non portava frutti concreti fu il fatto che l'equipaggio atterrato il 28 agosto 1999 non venne immediatamente sostituito.

Durò infatti fino al 4 aprile 2000, quando l'ultimo equipaggio della Mir verrà lanciato a bordo della Sojuz TM-30. Al momento del lancio i responsabili dei programmi spaziali russi non avevano lasciato la speranza di mantenere attiva la Mir per ulteriori due anni grazie a denaro investito da imprenditori del mondo occidentale. Questa speranza si dimostrò ben presto utopica a causa degli enormi costi che dovettero già in quel momento essere sostenuti dal governo russo solo per garantire il mantenimento attivo della stazione spaziale, cioè senza mettere in bilancio eventuali missioni verso e dalla Mir.

A causa del descritto carico finanziario per il bilancio di stato, dovuto ai costi per mantenere contemporaneamente due stazioni spaziali, il 23 ottobre 2000 venne annunciato ufficialmente l'addio e la messa in disfunzione della Mir. L'idea e la proposta del governo russo di trasportare ed impegnare parti della Mir per l'assemblaggio della Stazione Spaziale Internazionale – ISS, non venne accettato da parte americana, anche se ciò avrebbe anticipato diversi termini e contribuito alla riduzione di costi per la messa in funzione della nuova stazione spaziale.

Nelle prime ore del mattino del 23 marzo 2001 venne avviata la manovra controllata di rientro in atmosfera della Mir, grazie a tre accensioni dei retrorazzi frenanti dell'ultima navicella di trasporto del tipo Progress che era rimasta agganciata alla stazione spaziale. Le ultime parti e componenti metalliche che non si erano consumate man mano mentre rientravano in atmosfera, precipitarono alle ore 6.57 UTC nella zona precedentemente calcolata nelle acque del sud dell'Oceano Pacifico. Dalle isole Figi fu ben visibile lo spettacolo che ricordava i fuochi d'artificio e gli spettacoli pirotecnici di Capodanno.

In 15 anni della sua storia, la Mir – progettata per una durata di vita di 7 anni - orbitò intorno alla Terra per 86.325 volte, percorrendo circa 3.638.470.300 km ad un'altezza media di 390 chilometri sopra la superficie terrestre.

 

Notizie tratte da Wikipedia  l'enciclopedia libera

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