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Guglielmo Marconi - Scienziato, nato a Bologna il 25 aprile del 1874, morto a Roma il  20 luglio 1937. Leggi Tutto

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GUGLIELMO MARCONI

 

 

Scienziato, nato a Bologna il 25 aprile del 1874 e morto a Roma il 20 luglio 1937

 

(Bologna 1874 - Roma 1937), inventore italiano. Studiò a Bologna e a Firenze e fin da giovanissimo, intuendo la possibilità di utilizzare le onde elettromagnetiche per inviare segnali a distanza, si interessò di telegrafia senza fili. Verso il 1895, dopo numerosi esperimenti realizzati nella villa paterna di Pontecchio, mise a punto un’apparecchiatura con cui riuscì a inviare segnali intelligibili a una distanza di circa 2400 km, usando un’antenna direzionale. Dopo aver brevettato il sistema telegrafico in Gran Bretagna (1896), fondò a Londra la Marconi’s Wireless Telegraph and Signal Company, nella quale lavorarono diversi scienziati a un ulteriore perfezionamento dei progetti. Nel 1899 inviò segnali radio in Francia attraverso la Manica e nel 1901 realizzò la prima comunicazione attraverso l’oceano Atlantico tra Poldhu, in Cornovaglia, e St John’s, nell’isola di Terranova (Canada).1901 realizzò la prima comunicazione attraverso l’oceano Atlantico tra Poldhu, in Cornovaglia, e St John’s, nell’isola di Terranova (Canada).

Il suo sistema fu presto adottato dalle navi britanniche e italiane e, verso il 1907, fu organizzato un regolare servizio pubblico transatlantico di telegrafia senza fili. Nel 1909 Marconi ricevette il premio Nobel per la fisica insieme col fisico tedesco Karl Ferdinand Braun. Durante la prima guerra mondiale fu incaricato di organizzare il servizio italiano di telegrafo senza fili, e in quell’occasione mise a punto la trasmissione a onde corte come mezzo di comunicazione segreta. Proseguì poi gli esperimenti con le onde corte e cortissime e con le microonde, anche in relazione a un loro possibile impiego in medicina. Marconi fu nominato senatore nel 1914 e ricevette il titolo di marchese nel 1929; ottenne inoltre la presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Accademia d’Italia.

All’età di 20 anni, Guglielmo Marconi lavorava senza sosta nella sua casa di famiglia di Bologna, cercando di trasmettere segnali sotto forma di onde elettromagnetiche da un’estremità all’altra della soffitta. Sette anni dopo, nel 1901, inviava il primo messaggio attraverso l’oceano, dalla Cornovaglia, in Inghilterra, a un ricevitore situato vicino a St. John’s, nell’isola canadese di Terranova, preparando una vera e propria rivoluzione nel campo delle comunicazioni. Riassumiamo qui le principali tappe che portarono all’invenzione della radio.

Oggi sembra tutto scontato. Si entra in macchina, si schiaccia un bottone e parte la musica. Pare normale, ma se ci si pensa è sconvolgente. La musica viene dall’aria; è nell’aria o, più precisamente, nello spazio occupato dall’aria. Lo spazio infatti è diventato una specie di brodo fitto delle onde più varie che veicolano segnali di diversa natura. Nel XIX secolo l’invenzione del telegrafo aveva abituato la gente all’idea che i suoni potessero essere inviati attraverso un filo. Questo era ancora abbastanza comprensibile: il suono si muoveva attraverso il filo. Ma che il suono potesse propagarsi nell’aria, attraverso qualcosa di intangibile, sembrava una questione non tanto fisica, quanto metafisica. Non meno straordinario dell’invenzione della radio, che ha da pochi anni compiuto il suo centesimo anniversario, fu il suo stesso inventore. Quando ormai il XIX secolo volgeva al termine, molte delle migliori menti dell’epoca erano impegnate a escogitare un modo per mandare messaggi attraverso le onde elettromagnetiche. Sembrava improbabile che chi ci sarebbe riuscito sarebbe stato un volonteroso e sognatore giovanotto italiano, poco più che ventenne, che era stato respinto dall’Università di Bologna e il cui padre era talmente contrario ai suoi esperimenti che distruggeva ogni marchingegno trovasse in casa. Guglielmo Marconi era nato a Bologna il 25 aprile 1874, secondogenito del ricco possidente Giuseppe Marconi. Dieci anni prima Giuseppe, vedovo trentottenne, aveva sposato una giovane irlandese di ventun anni di nome Annie Jameson (della celebre famiglia di distillatori), venuta in Italia per studiare canto. Guglielmo, viziato dalla madre, era un bambino riservato, affascinato da qualunque congegno meccanico. La sua educazione era stata affidata per la maggior parte a precettori privati, tranne che per i pochi anni trascorsi all’Istituto Tecnico di Leghorn. Marconi aveva cominciato a interessarsi alla comunicazione senza fili intorno al 1894, circa trent’anni dopo che lo scienziato scozzese James Clerk Maxwell aveva descritto le onde elettromagnetiche come quella entità fisica associata alla propagazione di variazioni dei campi elettrico e magnetico: la luce non era che un particolare tipo di onda elettromagnetica, e tutte le altre onde viaggiavano alla sua stessa velocità. Maxwell aveva anche affermato che la luce non era l’unico tipo di radiazione elettromagnetica riproducibile in laboratorio. Intorno al 1888 il fisico tedesco Heinrich Hertz aveva infatti provato l’esistenza delle onde di Maxwell e sperimentato la loro capacità di trasmissione, dimostrando che una scintilla creata all’interno di un apposito strumento poteva produrre un’altra scintilla più debole in uno strumento identico al primo, situato a un metro e mezzo di distanza. Come molti altri, Marconi capì che l’esperimento di Hertz aveva preparato la strada alla telegrafia senza fili.

Il successo di Marconi si può spiegare essenzialmente con due considerazioni. In primo luogo egli lavorava in modo ossessivo. Aveva montato un grosso apparato di bobine, fili e altri dispositivi nella soffitta della sua casa di famiglia di Villa Grifone, dove spesso si tratteneva fino a tarda notte a lavorare. In secondo luogo, gli altri scienziati erano interessati più che altro all’aspetto teorico delle onde elettromagnetiche, alla loro natura e al modo in cui si inserivano nel panorama delle teorie fisiche dell’epoca. L’interesse di Marconi invece era più pragmatico: egli voleva sfruttare le onde per scopi pratici.

 

 

Verso la fine del 1894 Marconi era già in grado, premendo un bottone, di far suonare un segnalatore acustico dall’altra parte della soffitta, e nella primavera dell’anno seguente di riprodurre questo stesso esperimento all’esterno. Nel suo lavoro era assistito dal fratello Alfonso, il cui compito però consisteva fondamentalmente nell’alzare un fazzoletto tutte le volte che riceveva un segnale. Alla fine il ricevitore fu spostato dietro una collina e Alfonso si dotò di un fucile per segnalare l’eventuale ricezione al fratello. Marconi raccontò più tardi: “Dopo qualche minuto iniziai a inviare, mettendo mano all’interruttore Morse... e da lontano echeggiò uno sparo nella valle”. Gli esperimenti di Marconi riguardavano la telegrafia senza fili, vale a dire l’invio di messaggi in codice Morse. La trasmissione della voce – la telefonia senza fili – venne sviluppata, perlopiù ad opera di altri scienziati, poco dopo il volgere del secolo.

Dopo questi risultati, lo scettico padre di Marconi dovette prendere atto che il figlio aveva in mano risultati promettenti. L’invenzione venne offerta al ministero italiano di Posta e Telegrafi, che tuttavia declinò; la madre di Marconi si avvalse quindi delle sue conoscenze britanniche e introdusse il figlio a Londra, dove giunse insieme a lui nel febbraio 1896. Gli inglesi riconobbero il potenziale valore della telegrafia senza fili, considerandola un utile mezzo per poter tenere unito il loro grande impero, e accolsero con entusiasmo le dimostrazioni di Marconi. Questi brevettò l’invenzione all’inizio di giugno, mentre il 27 luglio una commissione di ufficiali giovernativi e ingegneri assistettero all’invio di un messaggio tra due uffici postali distanti circa un chilometro e mezzo l’uno dall’altro. In quell’occasione la storia racconta che sir William Preece, l’ingegnere capo degli uffici postali di Londra, lo apostrofò dicendo:” Giovanotto, lei ha fatto qualcosa di veramente straordinario. Mi congratulo con lei.” A quel punto arrivarono congrue sovvenzioni e nel 1897 fu istituita la Wireless Telegraph and Signal Company, Ltd., rinominata due anni dopo Marconi’s Wireless Telegraph Company. Marconi ricevette 15.000 sterline in contanti e metà delle azioni della compagnia. Ma fu nel 1901 che egli compì la sua impresa più sensazionale: la trasmissione di segnali radio dalla Cornovaglia, in Inghilterra, a una stazione ricevente situata vicino a St. John’s, nell’isola canadese di Terranova. All’età di 27 anni Marconi, ormai ricco e famoso, aveva dato inizio all’era della radio.

Quei primi tempi di radio assomigliarono per certi aspetti all’odierna rivoluzione del computer e di Internet: Marconi diede ispirazione a un esercito di devoti, per la maggior parte giovani come lui, che presero a lavorare anima e corpo a questa nuova, imprevedibile tecnologia, cercando un modo per arricchirsi e cedendo di tanto in tanto alla tentazione di sfruttarla per scherzi e facezie (alcuni radioamatori statunitensi, spacciandosi per ammiragli, inviarono diversi messaggi falsi alle navi della marina). Marconi non fu l’unico di questa schiera di pionieri a diventare ricco. A lui non interessava la radio concepita come mezzo di intrattenimento, perché vedeva la sua scoperta primariamente come un mezzo di comunicazione. Uno dei primi che si interessarono all’impiego della radio come mezzo di intrattenimento, invece, fu un giovane immigrato di nome David Sarnoff, che nel 1907 venne assunto come impiegato all’American Marconi di New York e, lavorando diligentemente, fece presto carriera. Fu lui che, nel 1916, propose la costruzione dell’apparecchio radio, o radio music box, come lo chiamò lui stesso, uno strumento pensato per trovare posto in tutte le case. Dieci anni dopo guidò la fondazione della NBC e nel 1930 divenne presidente della RCA (Radio Corporation of America).

Marconi, che nel 1909 ricevette il premio Nobel per la fisica, continuò i suoi esperimenti per tutta la vita. Nel 1914 ricevette un riconoscimento ufficiale da parte dell’Italia, che gli conferì la carica di senatore a vita, e in diverse occasioni servì il suo paese come diplomatico, in particolare alla fine della prima guerra mondiale. Il regime fascista di Benito Mussolini, che prese il potere nel 1922, lo esaltò come una sorta di eroe nazionale. Marconi, in ogni caso, preferiva la scienza alla politica; si dedicò quindi alla comunicazione a onde corte, avvicinandosi all’invenzione del radar. “Quando mi è possibile lavorare nel mio campo tecnico” disse una volta, “sono la persona più felice della terra”. Quando Marconi morì, nel 1937, tutte le stazioni radio interruppero le trasmissioni per due minuti: per un breve lasso di tempo il mondo ebbe modo di ricordare quanto silenzio regnasse soltanto fino a quaranta anni prima.

 

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